Istituzione

Il Ministro dell’Ambiente e della tutele del Territorio con il Decreto Ministeriale del 19 febbraio 2002 sostituisce integralmente il Decreto Interministeriale del 27 dicembre 1991 che istituiva la riserva marina denominata Capo Rizzuto e ne assorbe tutti gli effetti fin qui prodotti.

Con riferimento alla cartografia allegata al decreto, del quale costituisce parte integrante, l’area marina protetta denominata “Capo Rizzuto” è delimitata dalla congiungente i seguenti punti, comprendendo anche i relativi territori costieri appartenenti al demanio marittimo.

Obiettivi 

Nell’area marina protetta “Capo Rizzuto” si persegue in particolare:

La protezione ambientale della l’area marina interessata;

La tutela e la valorizzazione delle risorse biologiche e geomorfologiche della zona di ripopolamento ittico;

La diffusione a la divulgazione della conoscenza dell’ecologia e della biologia degli ambienti marini e costieri dell’area marina protetta e della peculiari caratteristiche ambientali e geomorfologiche della zona;

L’effettuazione di programmi di carattere educativo per il miglioramento della cultura generale nel campo dell’ecologia e della biologia marina;

La realizzazione di programmi di studio e ricerca scientifica nei settori dell’ecologia, della biologia marina e della tutela ambientale, al fine di assicurare la conoscenza sistematica dell’area;

la promozione di uno sviluppo socio-economico compatibile con la rilevanza naturalistico-paesaggistica dell'area, anche privilegiando attività tradizionali locali già presenti. Nell'ambito dell'azione di promozione di uno sviluppo compatibile con le predette finalità, per le attività relative alla canalizzazione dei flussi turistici e di visite guidate, la determinazione della disciplina relativa dovrà prevedere specifiche facilitazioni per l'esercizio delle attività dei servizi connessi e funzionali all'area marina protetta e per i mezzi di trasporto collettivi gestiti preferibilmente da cittadini residenti nei Comuni ricadenti nell'area protetta marina.

Zonizzazione

La Riserva Naturale “Capo Rizzuto” interessa l’area marina costiera antistante i Comuni di Crotone ed Isola Capo Rizzuto ed esattamente da Capo Donato (poco a sud di Crotone) a Barco Vercillo (subito prima della località Praialonga), per tutto il tratto di mare ricompresso, in linea di massima, fino all’isobata (profondità) dei 100 metri.

La superficie complessiva stimata è di 13.500 Ha.

La Riserva Statale Marina di Isola di Capo Rizzuto è suddivisa in tre aree distinte:

Zona A “Riserva Integrale” – comprendente i tratti di mare riportati nella cartografia allegata al D.M. all’interno della quale sono vietati:

a. La balneazione; Le immersioni subacquee; la navigazione e l'accesso con navi, imbarcazioni e natanti di qualsiasi genere e tipo; l'ancoraggio; l'ormeggio; la pesca professionale e sportiva, con qualunque mezzo esercitata; la pesca subacquea.

In zona A è invece consentito l'accesso e la sosta alle unità di servizio con compiti di sorveglianza e soccorso e a quelle di appoggio ai programmi di ricerca scientifica per le finalità e con i modi esplicitamente determinati e autorizzati dall'Ente gestore dell'area marina protetta.

Zona B “Riserva Generale” – circostante la Zona A, comprendente il tratto di mare da Capo Donato fino al limite est di Barco Vercillo. Qui sono vietati:

a. la navigazione; l'ancoraggio; l'ormeggio; la pesca professionale; la pesca sportiva; la pesca subacquea..

In Zona B sono, invece, consentiti:

a. la balneazione; le visite guidate subacquee, disciplinate e contingentate dall'Ente gestore, compatibilmente alle esigenze di tutela dei fondali, con l'ausilio dei centri d'immersione subacquea aventi sede legale nei Comuni ricadenti nell'area marina protetta; le immersione subacquee con e senza autorespiratore, che devono essere autorizzate e disciplinate dall'Ente gestore; la navigazione a motore ai natanti e alle imbarcazioni, e comunque a velocità non superiore a 5 nodi, nonché la navigazione a vela e a remi; l'ancoraggio e l’ormeggio come disciplinato dall'Ente gestore in zone appositamente individuate; la pesca professionale e turistica con gli attrezzi della piccola pesca previsti dall'art. 19 del decreto del Ministro delle risorse agricole, alimentari e forestali, 26 luglio 1995, riservata ai pescatori residenti; la pesca sportiva solo con lenza e canna da fermo. Zona C di riserva parziale – comprende il tratto di mare residuo all’interno del perimetro dell’area Marina Protetta, riportato nella cartografia allegata al D.M. In Zona C sono vietati:

a. la navigazione; l'ancoraggio e l'ormeggio; la pesca professionale; la pesca sportiva; la pesca subacquea.

FLORA E FAUNA

La Flora Marina

L’ambiente marino e di costa della Riserva presenta una notevole ricchezza di popolamenti vegetali, sia algali, sia di Fanerogame marine, come la Posidonia, che sono distribuite in maniera pressoché uniforme in tutta l’area protetta.

Già nel primo piano della zonazione marina e cioè nel Sopralitorale (costituito dalla fascia costiera raggiunta dagli spruzzi d’acqua ma mai sommersa) troviamo gruppi vegetali costituiti da alghe Azzurre, Verdi e da Licheni che hanno una distribuzione talmente particolare da ricordare un mosaico.

Basta scendere di qualche metro per trovare, nel piano Mediolitorale (costituito da popolamenti in grado di sopportare brevi immersioni legate alle fasi di marea) diverse di alghe che con ciclicità scandiscono i diversi periodi dell’anno. Questa fascia presenta forme algali che si sviluppano appiattendosi sulla roccia e che grazie alla presenza di sostanze calcaree vengono definite incrostanti. Possiamo trovare quindi il Lytophyllum incrustans che forma dei bellissimi cuscinetti colorati.

Ma la vera esplosione di flora la troviamo sprofondando nel blu con una esuberanza di specie vegetali che caratterizzano il piano Infralitorale (costantemente sommerso).

E’ qui che il regno vegetale propone, grazie al gioco di tre fattori (intensità luminosa, idrodinamismo e nutrienti) tutte le sue forme e colori. Troviamo quindi alghe Brune (Feoficee) come la Cystoseira mediterranea o la Padina pavonia, alghe Verdi (Cloroficee) come l’alga ombrellino Acetabularia acetabulum ed alghe Rosse (Rodoficee) come la Corallina elongata.

Accanto a queste ed a numerose altre alghe, nella Riserva Marina vive una specie vegetale molto più evoluta e molto affine alle piante terrestri: la Posidonia oceanica.

E’ una Fanerogama appartenente al gruppo delle Angiosperme, caratterizzata dal possedere organi con funzioni specifiche, quali radici, rizoma (fusto), e foglie ed è in grado di riprodursi sessualmente grazie al possessore di fiori che, fecondati, portano alla maturazione di frutti e quindi alla produzione di semi. L’impollinazione dei fiori è affidata alle correnti che trasportano il polline ed i semi, rivestiti da un involucro nerastro che serve a farli galleggiare, vengono per questo chiamati “Olive di mare”.

Nella Riserva Marina la posidonia è distribuita in una fascia di profondità compresa tra pochi centimetri (in baie o in ambienti riparati) sino ad oltre quaranta metri di profondità, su fondali prevalentemente sabbiosi.

Essa costituisce una vera e propria oasi di vita, ricca e diversificata, con una distribuzione talmente fitta da meritare il nome di “praterie sommerse”.

La posidonia riveste un ruolo molto importante nella Riserva Marina costituendo un vero e proprio ecosistema a sé, tanto vari e complessi sono i popolamenti vegetali ed animali che in essa vivono.

Fra gli organismi che la abitano si stabiliscono fitte e complesse relazioni dal punto di vista alimentare costituendo inoltre, per molte specie ittiche, un ambiente protetto che fornisce riparo dai predatori e fonte di cibo; per questo motivo essa viene scelta spesso dai riproduttori per deporre le uova e dagli stadi giovanili per accrescersi.

Inoltre è molto importante anche il contributo che essa porta all’arricchimento di ossigeno delle acque costiere, infatti, è stato stimato che la posidonia è in grado, per ogni metro quadrato di fondale ricoperto, di produrre 14 litri di ossigeno al giorno.

La posidonia svolge un ruolo molto importante anche nel processo di stabilizzazione del fondo marino, infatti, grazie al suo apparato radicale e foliare, riesce da un lato ad intrappolare il sedimento e dell’altro a smorzare l’effetto distruttivo dei marosi difendendo così la linea di costa dall’erosione.

Fauna Marina

L’ambiente marino della Riserva presenta ambienti molto diversi: distese sabbiose, fangose, rocciose, praterie sommerse e fondali ciottolosi interrotti da massi e da scogli.

A seconda della tipologia del fondo avremo perciò l’opportunità di imbatterci in faune differenti con specie pelagiche (presenti in mare aperto) e bentoniche (che vivono e crescono a stretto contatto con il fondale).

la ricca fauna presente, è costituita da:

Poriferi, Entozoi, Scifozoi, Idrozoi, Gasteropodi, Bivalvi, Cefalopodi, Anellini, Crostacei, Echinoidei e Pesci.

Sono presenti:

- su rocce, in zone d’ombra, morbide spugne di foggia diversa, dai cromatismi caldi e suggestivi, frammiste ad   anemoni dai flessuosi tentacoli verdi o a cerianti di colore scuro;

- polpi;

- a pochi centimetri d’acqua, ancorate ad alghe come acrobati, flabelline di colore lilla o violetto, ricci di mare e   stelle marine intente.

- Aragoste e bavose coloratissime, scorfani, Serranidi, Sparidi, Labridi, Blennidi, Gobidi ai quali va aggiunta la   regina dei fondali: la cernia;

- Sempre più frequenti, negli ultimi anni, gli avvistamenti di stenelle e delfini.

GEOMORFOLOGIA

La genesi del territorio compreso nell’area della Riserva Marina risale a 5 milioni di anni fa quando il mare lambisce i dossi emersi dell’Appennino calabrese.

Sui fondali il mare pliocenico – calabriano depone sedimenti di argille grigio – azzurre e grigio – giallastre ricche di fossili raggiungendo uno spessore di 250 – 300 m.

Nasce così il cosiddetto “bacino sedimentario di Crotone”, nel quale vengono depositate argille marnose ed argille siltose, con intercalazioni di sottili strati di silts, sabbie ed arenarie tenere a cemento calcareo provenienti dall’erosione delle vicine terre emerse.

Sotto la spinta do forze tettoniche, che continuano a modellare la catena calabro – sicula, inizia con il Neozoico (2 milioni di anni fa) una progressiva emersione del fondale pliocenico, accompagnata da reiterate variazioni del livello del mare che segnano i ripetuti fenomeni glaciali.

L’emersione tettonica, di tipo intermittente, forma così i numerosi terrazzi che oggi possiamo osservare posti a quote diverse.

La loro massima quota è raggiunta con il terrazzo di Cutro (230 m. s. l. m.), mentre la minima è quella del grande terrazzo sommerso a Sud-Ovest di Le Castella, posto alla profondità media di 30 m..

Dal punto di vista morfologico tali terrazzi interrompono l’uniforme linea di costa della Calabria orientale fuoriuscendo, come lingue di terra, nello Ionio e costituendo gli attuali promontori di Capo Colonna, Capo Cimiti, Capo Rizzato e Le Castella.

Le valli interposte a tali promontori si presentano incise dall’erosione meteorica e da quella marina.

Il litorale si presenta quindi con caratteristiche geologiche e morfologiche molto varie alternando tratti sabbiosi a tratti rocciosi.

L’area della Riserva Marina si differenzia dalla restante parte della Calabria centro – orientale anche per la morfologia dei fondali, caratterizzata da una batimetria (profondità) modesta: l’isodata minima di 5 m. viene superata in media a 200 m. dalla riva, tranne in prossimità dei promontori di Capo Colonna e Capo Cimiti.

In alcuni casi l’isobata minima si protende fino a 600 – 800 m. dalla costa, come ad Ovest di Torre Brasolo, ad Est –Sud –Est di S. Domenica, a Sud – Ovest di Capo Bianco e a Nord – Est di Capo Donato.

La successiva isobata di 10 m. viene conseguentemente raggiunta a maggiori distanze sfiorando i 1300 – 1500 m. a Sud di Le Castella e di Soverito.

In questi due primi campi batimetrici sono da evidenziare i terrazzi sommersi di Torre Brasolo, Capo Piccolo e Capo Pellegrino – Capo Alfieri, nonché le grandi aree di “secca”. Le secche che giacciono entro l’esobata minima sono quelle di Le Castella (3,5 m.), Soverito (4 m.) e Seleno (4,8 m.), queste ultime due poste a Sud – Ovest e a Sud – Est di Capo Piccolo.Questo singolare profilo batimetrico crea dei “canali” tra le secche e i vicini promontori.

Ricerche subacquee hanno portato ad ipotizzare la possibilità che dalla preistoria ad oggi si sia verificata una considerevole variazione della linea di costa, probabilmente legata ad un fenomeno locale di subsidenza. Ricerche di carattere paleo – ambientale invece hanno accertato che le numerose “secche” esistenti nell’area della Riserva Marina erano in origine delle piccole isole che insieme a parte degli attuali promontori, sono state progressivamente erose e sommerse.