La lingua

Il dialetto, considerato a ragione una lingua, è come tale in continua evoluzione. Questo processo è accettabile e non ne presuppone, come molti vorrebbero intendere, l'estinzione. Il dialetto custodisce tutte quelle forme di produzione artistico - letteraria, tradizioni scritte ed orali, autoctone. E' parte integrante del bagaglio culturale innato; salvaguardato gelosamente dai nostri avi si intreccia con la saggezza, frutto dell'esperienza e si manifesta con espressioni semplici, significative, didascaliche.

Conoscerlo, approfondirlo, ricercarne le parole sfuggenti, rappresenta il modo migliore per conservare quella identità-integrità, che tutti ci attribuiscono. Spontaneità, immediatezza, calore, sono requisiti che invano si cercherebbe  di trovare nelle lingue nazionali. Il dialetto belvederese, in particolare,  è una lingua calda, ma allo stesso tempo molto dura, nasale, si tende a raddoppiare quasi tutte le consonanti e si accentua molto la r; parte integrante è la mimica, non mancano le espressione curiose assunte ed evidenziate nei discorsi.

Dalla rivalità storica tra Belvedere e Spinello, a sottolineare la diversa discendenza delle genti, ad episodi ironici, dai nobili di Belvedere ai briganti di Spinello, le differenze più significative le troviamo nel dialetto, ecco alcuni esempi significativi:

il biscotto a Belvedere si dice pizzetta a Spinello pagnotta

il confetto  a Belvedere si dice cugghjiantru a Spinello cumpittu

il tavoliere a Belvedere si dice banca a Spinello timpagnu

il fuoco a Belvedere si dice fuacu a Spinello lucisi

il barile a Belvedere si dice varrili a Spinello varrijlu

non parlare con lui a Belvedere si dice u ci parrari a Spinello u ci parrannu.

quattordici a Belvedere si dice quattorddici a Spinello quarttorddici

termini dialettali derivano anche dalle dominazioni che si sono succedute sul territorio, moltissimi, infatti, sono quelli derivanti dal francese, dallo spagnolo o dal greco:

gli anziani chiamano l'autista “sciafferru”,  chaffeur in francese; il cavatappi chiamato “tira busciò” in francese è il tire bouchet; il fiammifero chiamato “abbattaru” è allumette in francese.

Località “Miristo”, così denominata dagli antichi per il panorama e la veduta che offre, molto probabilmente, deriva dallo spagnolo mirar che significa guardare. Potrebbe, però derivare anche dal greco “meriggio”, che indica  luogo esposto a sud, il nostro miristo volge a sud e la presenza di tombe in loco richiama l'uso, presso gli antichi Greci, di dare sepoltura ai loro defunti in zone asciutte e soleggiate.

Parole scarsamente usate

Asciare ...trovare

Cosione ...senza nome

Cumunicatu ... telegiornale

Riquesta ....riserva

Jijjulu ... scheggia

Margiassa ... malafemmina

Pittulu... pettegolezzo

 

Modi di dire

Favole, proverbi, racconti, espressioni in lingua dialettale costituiscono una produzione letteraria di lodevole valore artistico, che merita di sopravvivere ed essere in qualche modo tramandata.

Un gradito omaggio al dialetto ed alla letteratura popolare belvederese è stato reso da Armando Lapella, nel libro “la saggezza dei nostri nonni”, egli ha raccolto proverbi, detti e modi di dire in dialetto in uso a Belvedere Spinello.

Eccone, di seguito elencati, alcuni:

Proverbi

Chini a vo' cotta e chini a vo' cruda

(E' impossibile accontentare tutti)

Ccu l'uacchi chjni e ri mani vacanti

(Rimane deluso chi deve accontentarsi solo di guardare) 

 A viartula 'i vicinu para sempri cchjù chjna

(Agli occhi dell'invidioso la bisaccia del vicino è sempre più piena)

I ciucci s'acchja'ppanu e ri varrili si scascianu

(I somari litigano e i barili si sfasciano)

U diavulu fa ri pignati e no i cuvirchj

(Il diavolo è il padre e l'ispiratore di tutte le malefatte)

U malu fiarru si nni va ccura mola

(Le cattive compagnie trascinano colui che non ha fermezza di carattere)

Espressioni che indicano paragone

Essiri cani e gatti

(Non andare d'accordo)

Para ca si nisciutu 'i du culu 'i da jocca

(Essere svampito)

Pari na sarda salata

(Essere talmente magro da sembrare un'acciuga))

Tijni a pipita cumi i gaddini

(Essere un ciarlatano)

Imprecazioni

Chi ti via spaturnatu

(Imprecare una vita da randagio)

Chi ti vo' fari lupiddu

(Imprecare che il cibo possa essere causa di mali)

 Chi ti vo' fumari a pajja i du mmastu

(Imprecare che si possa arrivare a uno stato di miseria a causa del vizio)

Espressione di augurio

Va' nsarvamiantu

(Augurare di arrivare sano e salvo)