Tradizioni popolari,feste e giochi.

Il primo maggio

I festeggiamenti del I° maggio che da ottant'anni si svolgono alla “Montagnella”, oltre che la commemorazione della festa dei lavoratori, sono diventati il simbolo stesso dell’intera comunità arbëreshë della provincia di Crotone.

La tradizione di festeggiare il I° maggio alla Montagnella, risale all’ormai lontano 1919, anno in cui i lavoratori delle miniere di zolfo e le forze contadine di Carfizzi, San Nicola dell’Alto e Pallagorio, guidate dall’allora medico condotto Pasquale Tassone e da Gennaro Leonetti, diedero inizio a tale manifestazione. Tali festeggiamenti proseguirono anche sotto il periodo fascista, nonostante le minacce e gli arresti attuati dal regime.

Il I° maggio arbëreshë, diviene col passare del tempo, anche simbolo delle lotte per l’occupazione delle terre appartenenti ai grandi latifondisti o al demanio pubblico, che i lavoratori dei tre paesi combatterono unitariamente nel passato. In questo giorno i cortei di lavoratori, provenienti dalle piazze principali di Carfizzi, San Nicola dell’Alto e Pallagorio, con alla testa la banda musicale, si incontrano sulla collina posta alla sommità del parco “Montagnella”, ormai diventata un simbolo di unità dei tre paesi, non solo per ascoltare i discorsi dei vari esponenti del mondo sindacale, ma anche per passare insieme un’allegra giornata in compagnia.

La Pasqua: il sepolcro

Ancora oggi, l’allestimento del sacro sepolcro mantiene delle caratteristiche che risalgono ai tempi passati e che sono rimaste intatte nel tempo. Infatti circa un mese prima della domenica di Pasqua, i fedeli interrano in un vaso ceci,  grano e fave. Questo vaso è tenuto al buio cosicchè i germogli assumano un caratteristico colore giallo. Una volta, si usava mettere tali vasi all’interno del comodino.

Come previsto dalla liturgìa, il sepolcro viene allestito il giovedì santo, dopo la messa con cui si compie il rituale della lavanda dei piedi. In questo giorno i fedeli si recano in chiesa portando i suddetti vasi con i quali si abbellisce il sepolcro. Il sabato seguente, quando si procede alla spoliazione del sepolcro, i fedeli si riprendono i loro vasi distribuendo i germogli ai presenti. L’usanza vuole che i mazzetti di germogli vengano conservati dai fedeli sotto il cuscino o vicino al crocifisso posto sulla testata superiore del letto.

 

Fuochi prenatali

L’uso pagano di  accendere dei falò la sera della vigilia della festa di Santa Caterina da Siena (il 24 novembre), di San Nicola (il 5 dicembre), dell’Immacolata (il 7 dicembre) e di Santa Lucia (il 12 Dicembre), risale a tempi molto lontani e testimonia il misto di sacro e pagano con cui è vissuta la religiosità a Carfizzi.

Il fuoco, essendo visto come un elemento vitale insieme ad acqua, aria e terra, è un simbolo positivo, legato ai miti pagani dell’antica Grecia, in particolare al mito di Prometeo, che rubò il fuoco agli dei per amore degli uomini. Fino a pochi anni fà, i falò venivano accesi in ogni rione del paese con i rami di Cisto che venivano raccolti nei boschi dalle donne e dagli adolescenti e trasportati in paese caricati sulle spalle. Era questa un’occasione per trascorrere una serata in compagnia. Di solito, quando i rami si erano ormai consumati, sui carboni ardenti venivano messe a cuocere delle patate e delle cipolle che poi venivano distribuite tra i presenti. Nonostante oggi questa tradizione si sia in parte persa, molto sentita rimane dai carfizzoti l’usanza di accendere un grande falò, sul Sagrato della Chiesa di Santa Veneranda, la notte della vigilia di Natale, al cui allestimento partecipa tutta la popolazione che, con grande devozione,  dona grandi ceppi di legno. Il significato di questo grande falò natalizio con cui simbolicamente si riscalda il Bambinello appena nato, rappresenta il messaggio di amore, di pace e redenzione che Cristo vuole trasmettere all’umanità con la sua nascita.

La  Superstizione a Carfizzi: credenze e usanze

Diverse sono le credenze e le usanze legate alla superstizione, molte delle quali hanno per protagoniste le fate. Una delle credenze più ricorrenti nel passato, era legata al periodo di carnevale ed aveva come protagoniste queste leggiadre creature. Infatti, si credeva, che durante gli ultimi tre giorni di carnevale le donne non potevano recarsi alle fonti in quanto questi giorni erano dedicati al bucato delle fate che non potevano essere disturbate...  Tra le usanze, ancora oggi molto diffuse, sono da ricordare l’uso dell’Abitello e del Morzi.

Abitello”

 E’ una credenza popolare che ha radici molto antiche e che continua ad essere praticata ancora oggi. La credenza vuole che l’uso di questo amuleto abbia la proprietà di allontanare da chi lo porta, in genere i neonati, il malocchio. L’abitello consiste in un piccolo pezzo di stoffa vellutata, in genere di colore rosso, cucito in modo da ricavare una specie di sacchettino. Il sacchettino contiene: un pezzetto di stoffa ritagliato da una stola che il prete usa durante le funzioni religiose, un pezzetto di legno estratto dalla porta della chiesa, tre chicchi di grano, tre sassolini raccolti agli incroci del paese, tre palline di piombo e  un rametto di ruta

 “Môrzi”

Esso consiste in un braccialetto realizzato con fili di cotone o lana colorati, intrecciati tra di loro, che ancora oggi i bambini ed i giovani portano legato al braccio durante tutto il mese di marzo. Marzo, nell’antichità, era considerato, infatti, il mese delle streghe che andavano in giro a compiere malefatte e atti satanici. L’uso del Môrzi aveva il potere di tenere lontane le streghe e proteggere soprattutto i bambini e le persone più giovani, in quanto essendo più ingenui, erano considerate le loro vittime preferite.

Giochi dei bambini di ieri

I giochi che i bambini di ieri erano soliti praticare erano giochi semplici, per i quali i materiali usati erano offerti dalla natura. Tra di essi i più in voga erano i giochi dei Shkaravajet e del Rassi e Skuiji.

 Shkaravajet

Per questo gioco, che si svolge tra almeno due bambini, è necessario munirsi di cinque pietre lisce tutte uguali tra di loro. Il gioco consiste nello sparpagliare le pietre per terra e poi prenderne una e lanciarla in aria. Mentre la pietra è ancora sospesa in aria, si prende una delle pietre da terra e si raccoglie la pietra lanciata in aria senza farla cadere; il primo giro prosegue fino ad esaurimento delle pietre.

Nel secondo giro le pietre vengono invece raccolte da terra a due a due; nel terzo si raccolgono tre pietre al primo lancio e una al secondo lancio. Nel quarto giro si lancia una pietra in aria e nel frattempo si raccolgono tutte e quattro le pietre rimaste a terra. E’ molto importante  non muovere, durante il lancio dei sassi le altre pietre, altrimenti il ioco passa all’avversario. Infine il quinto giro è chiamato “porto”, in quanto mentre con una mano si fa una specie di sottopassaggio, con l’altra si lanciano le pietre per terra che poi ad una ad una si fanno passare sotto il porto. Il perdente deve sottostare ad una cruenta penitenza che si pratica aprendo una mano del perdente e mettendo tra le sue dita le varie pietre. Il vincitore prende le pietre ad una ad una, le lancia in alto e nel frattempo graffia, pizzica o schiaffeggia la mano del perdente.

 Rassi e Skuiji (Rasso e squillio).

Per questo gioco è necessario munirsi di due bastoni di diverse misure, rassi e skuiji appunto. Anzitutto si disegna per terra una linea e poi i giocatori, facendo attenzione a non oltrepassare la linea, devono colpire lo squillio, il bastone più corto e più appuntito, con il rasso, il bastone più lungo. Il punto va al giocatore che fa arrivare lo squillio più lontano

Altri giochi praticati dai ragazzi di ieri erano Strumbghi, cioè la comune trottola fatta artigianalmente con un pezzo di legno e il Karkapali, ossia un cannoncino in genere di sambuco il quale veniva caricato con due  palline fatte di stoppia di lino bagnata.

Le palline venivano poi lanciate, spingendo un legnetto all’interno della cavità del cannoncino, facendo un caratteristico rumore.