Accanto al comune di Caccuri, troviamo l'attuale centro abitato di Cerenzia, risalente alla seconda metà dell'Ottocento, quando gli abitanti si spostarono dalla vecchia rocca per la malaria. Nel XII secolo Gioacchino da Fiore andava alla ricerca di un luogo per dedicarsi con tranquillità agli studi. Percorrendo il Territorio intorno alla città di Acherentia, notò che quel luogo non era adatto perché la città, troppo rumorosa, non avrebbe favorito la preghiera e la meditazione. Dell'antica ACHERONTHIA (1090) sono rimasti ormai dei vecchi ruderi come la colonna del vescovado e qualche muro appartenente a qualche antica abitazione. Molte leggende si intrecciano sulla nascita di questo piccolo paese situato alle falde della Sila.

Sul nome e sulle sue origini vi sono varie tesi:fu fondata dagli ENOTRI secondo Stefano di Bisanzio, secondo Strabone invece dal mitico FILOTTETE. Il suo nome: ACERENTHIA,ACHERONTIA o GERUNTIA deriverebbe dal nome della vallata che ospita il fiume Lese un tempo forse chiamato ACHERONTE, oppure dal fatto che a quei tempi la zona era piena di alberi di Acero. Sorgeva nella contrada Scuzza su due colli dominati dal vescovado e dal castello. Pare fu per qualche tempo una ridente città, ma a partire dal 1800 venne abbandonata dagli abitanti per la malaria e per i terremoti. Alcuni gruppi di abitanti si fermarono nella località "PAPARUATTU" zona molto ricca di acqua, costruendo così piccole case e formando una comunità di poche persone che è andata allargandosi, dando vita ad un paesino ubicato in una felice posizione geografica.

Tra gli imponenti ruderi vi era una città densamente popolata, in cui per secoli vescovi, principi, guerrieri, contadini vivevano nella tranquillità di un luogo difficilmente accessibile. Nel mantenere vive le leggende e le credenze popolari di un glorioso passato, oggi, capita sovente d rievocarne l’epopea, declamandone di contrasto, l’inquietudine e i limiti del piccolo borgo. Così una poesia del Prof. Salvatore Lista: “Povera Cerenzia abbannunata, abbannunata e l’uomini e di Santi, abbannunata e principi e briganti”. Akerentia, con riferimento al fiume Acheronte, oggi Lese, è un interessante modello dal punto di vista archeologico, non essendo ancora completati studi e campagne di scavo e di ricerca avviate da diversi anni.

Il Parco Archeologico di Akerentia ed il vasto areale ad esso contermine rappresentano una delle massime espressioni del paesaggio della Presila Crotonese, date le condizioni di eccellente conservazione e l’assenza totale di elementi invasivi. La rupe, costituita da rocce gessoso-solfifere, presenta movimenti franosi che allo stato sono oggetto di diverse proposte di tutela, nonché sottoposte a vincolo. Quasi nella sua totalità, la rupe è stata acquisita, al patrimonio comunale di Cerenzia con destinazione “Parco Archeologico”. Il completamento degli espropri consentirà di definire il perimetro del Parco Archeologico di Akerentia e di procedere alla realizzazione di percorsi di visita interni, finalizzati al potenziamento di un’offerta turistica, segnata non solo da una marcata impronta culturale. È da segnalare, infatti, anche la presenza di sorgive, di fiumi sotterranei e acque sulfuree calde. Una porzione limitata della rupe di Akerentia, ancora di proprietà privata, è occupata da terreni destinati attualmente al pascolo brado di bovini. Le colture che interessano l’intera area comunale di Cerenzia comprendono vigneti, frutteti, seminativo, pascolo, bosco, mentre per gli uliveti abbiamo principalmente il monocultivar di Pennulara, analogamente alla vicina Caccuri ed oggi anche Cerenzia è «città dell'olio» che ha ottenuto il riconoscimento D.O.P. per la qualità elevata del suo olio. Caratteristica peculiare di vaste aree incolte è la crescita spontanea di liquirizia di eccellente qualità. Intorno alla rupe di Akerentia, quidi, si può ammirare un paesaggio agrario suggestivo, tra le verdi colline che animano la valle percorsa dal fiume Lese, armonioso, tra la presenza di querce secolari e distese di rigogliosa macchia mediterranea, la cui vista richiama con immediatezza la necessità di continuare a preservarne, come già si sta facendo, la biodiversità.