Santa Severina

L’abitato di Santa Severina sorge sulla parte più elevata di uno spuntone roccioso difeso da strapiombi naturali che per la sua caratteristica forma assunta rispetto al paesaggio circostante, è stata definita “la nave di pietra”.

Vista Panoramica.

L’inquadramento storico sta nella lettura della definizione di Stefano di Bisanzio, (geografo vissuto tra il V e VI secolo d.C.), che la definisce: “Siberine città degli Enotri”.

Dopo l’abbandono da parte dei romani del sottostante abitato di Siberene (che si dice sepolto sotto le frane staccatesi dalla rupe) i bizantini s’insediarono tra l’ VIII e il XI secolo, rimanendovi fino al 1073.

Tra le scoperte di questo periodo (risultanti da scavi archeologici condotti negli strati più antichi del castello medievale) si segnala quella eccezionale dei resti di una piccola chiesa con frammenti di affresco ancora in situ e la necropoli (IX secolo) con tombe scavate nella roccia e coperte da lastroni di arenaria.

Sono state rinvenute ben 26 sepolture, la più rilevante è quella di un uomo, alto mt 1.64, deposto in posizione supina con le mani adagiate sul corpo (la destra sulla vita e la sinistra sul bacino), morto all’età di 25-30 anni.

Ai suoi piedi venne, in un secondo momento, sepolto in posizione rannicchiata, un individuo di 6-10 anni.

    
Particolare della sepoltura e croce reliquiario in bronzo dorato.

La posizione privilegiata della tomba ed il rinvenimento di una croce reliquiario in bronzo dorato, lasciano ipotizzare come questa fosse tenuta in particolare considerazione.

Le campagne di scavo archeologico condotte negli ambienti del castello hanno restituito un’imponente quantità di reperti (ceramici, metallici, vitrei, osteologici) dando un’insostituibile documentazione sulla vita quotidiana tra l’età bizantina e normanna, ed inoltre un cospicuo campione di monete di varie epoche. Rilevanti sono quelle in bronzo, databili tra X e XVII secolo, e in argento, di XI - XV secolo. Di rilievo soltanto una testimonianza eccezionale in metallo aureo, un Tarì di Roberto il Guiscardo (1059-1085).

Nel 1703, i normanni, guidati da Roberto il Guiscardo, assediarono per ben due anni la rupe, la espugnarono ed iniziarono ad edificare gran parte dell’attuale fortificazione (che già doveva esservi in età bizantina per proteggere l’insediamento laico-religioso).

Questo permise al borgo di diventare un sicuro rifugio per le popolazioni costiere in fuga dalle continue incursioni piratesche.

Gli abitanti di origine greca e gruppi albanesi furono “latinizzati” (metà del ‘400) seguiti dagli ebrei espulsi nel 1510 dalla Spagna da Don Pedro di Toledo.

Grazie alla sua posizione strategica, la fortezza divenne il centro di tutte le lotte di potere che sconvolgevano il territorio e, fu nei secoli conquistata e governata da: Aragonesi, Angioini  per poi passare ai grandi feudatari storici quali, Andrea Carafa (1496), i Ruffo ed i Gruther, i quali si occuparono delle ristrutturazioni ed ampliamenti, aggiungendovi, all’originario “mastio” a pianta quadrata con quattro torri cilindriche, i quattro bastioni sporgenti, la cinta muraria e le porte delle città.

                    Vista del Castello Normanno.      

                     Porta d’accesso alla città.

Nel corso dei secoli passò da edificio militare a residenza (periodo Gruther) dove si aggiunsero ambienti di rappresentanza, come i due grandi saloni riccamente decorati da stucchi ed affreschi barocchi di Francesco Giordano (1750).

Sala di rappresentanza.                      

        Affresco detto “Trionfo dei Gruther”   (particolare dello stemma).

Chiesa di Santa Filomena: sovrapposta alla chiesa del “Pozzoleo” di età normanna (XI-XII secolo), è caratterizzata da navata unica e risente nell’impianto di caratterizzazioni bizantine. Si compone di due piani ed è particolare la cupola cilindrica abbellita da sedici piccole colonne sormontate da piccoli capitelli con decorazione “a foglia”;

Chiesa dell’Addolorata: edificio seicentesco costruito sui resti dell’antica cattedrale (1036);

Battistero: annesso alla cattedrale dedicata a Santa Anastasia (XIII secolo), è il più antico monumento bizantino presente in Calabria (VIII-IX secolo), presenta corpo centrale a pianta circolare con quattro bracci sporgenti lungo gli assi principali, tali da formare una croce greca e volta sorretta da quattro colonne granitiche.

                         Il battistero (interno).

                                                                                                                       Chiesa di Santa Filomena.