Santa Severina

vanta origini remote, la sua fondazione risalirebbe agli Enotri, un popolo primitivo che con i Choni ed i Pelasgi abitavano questi territori dal 3000 a.C fino alla colonizzazione Ellenica.

Nell’Enciclopedia dell’Ecclesiastico si dice: “ Questa città vanta origini remotissime, reputandosi fabbricata dagli Enotri nell’anno del mondo 2298 e gli eruditi convengono essere l’antica Siberene”.

La più antica notizia su Santa Severina ci viene data da Ecateo di Mileto, storico e geografo vissuto dal 560 al 490 a.C, il quale enumera tra le città dell’Enotria (antico nome della Calabria), una Siberine. Plinio, celebrando nei suoi scritti i “Severiana vina”, pare citasse col nome romano, proprio l’antica Siberine. Stefano Bizantino, storico greco vissuto nel V secolo d.C, conferma nei suoi scritti le antiche origini della città:

“Siberene città degli Enotri, l’etnico è siberino; la derivazione del nome degli abitanti è strettamente legata a quella del luogo” (letteralmente il calco è aderente al prototipo).

Nel Breviario Lateranense si legge che S. Zaccaria, papa nel secolo VIII, ebbe i natali in Siberena.

Le notizie certe sull’abitato, risalgono tuttavia al secolo IX, quando, Santa Severina, fu occupata dagli Arabi che la detennero, come emirato, dall’840 all’886, anno in cui fu riconquistata da Niceforo Foca e riconsegnata all’Impero di Bisanzio.

Leone VI il filosofo (886-911), elevò la città di Santa Severina a sede di metropolita, dipendente dal patriarcato di Costantinopoli, assegnandole congiuntamente, quattro diocesi suffraganee.

Dal secolo IX fino al secolo XI, la città conobbe il periodo di massimo splendore: il Battistero (il più antico monumento della Calabria, anteriore al IX secolo, ancora in uso), la vecchia Cattedrale, la chiesa di Santa Filomena e altre rovine sparse nel territorio, sono le testimonianze del periodo metropolitano.

Sul finire del secolo XI, la città fu presa di mira dai Normanni che nel giro di qualche anno la conquistarono, sottomettendola alle loro volontà politiche e a quelle religiose della Chiesa Romana.

La città continuò a ricoprire importanti ruoli sotto la dominazione normanna, a cui seguì poi quella sveva, nonchè le dominazioni angioina e aragonese sotto le quali fu coinvolta continuamente, nelle rivolte dei Baroni. Nel 1496 la città di Santa Severina venne infeudata ed elevata a sede di Contea con dominio su un vasto territorio, ricadente per intero nel Marchesato crotonese.

Ferdinando II, per il servizio reso alla Casa Reale, assegnò il primo titolo di Conte ad Andrea Carafa; al quale subentrarono nel contado, per eredità, il nipote Galeotto, Andrea II e Vespasiano Carafa. Agli inizi del secolo XVII la Contea venne presa in Signoria, prima dai Ruffo e poi dagli Sculco; nel 1691 passò ai Greuther, che la detennero fino al 2 Aprile 1806, data in cui il governo napoleonico abolì con apposita legge, la feudalità. Dal 1806 in poi, la città seguì le sorti del regno di Napoli fino ai nostri giorni.

Personaggi

Papa Zaccaria

Santa Severina, sede di una delle più antiche diocesi di tutto il meridione d’Italia, va orgogliosa per aver dato i natali ad uno dei dieci papi calabresi, il Pontefice Zaccaria, salito sul trono di Pietro nel 741.

Papa Zaccaria nacque a Santa Severina al principio dell’VIII secolo o negli ultimi anni del VII, non si conosce la data precisa, innalzato al trono pontificio il 28 Novembre del 741.

La Chiesa per le sue virtù lo annovera tra i Santi. Suo padre portava il nome greco di Policronio, ma egli apparteneva già da tempo al clero romano quando fu eletto papa. L’opera del suo pontificato (741-752) ha lasciato orme significative e gloriose per la Chiesa di Roma. Incontrò a Terni Liutprando, re dei Longobardi che, soggiogato dalla Santità del Pontefice, liberò tutti i prigionieri romani e restituì il territorio della Sabina al popolo romano ed alla Chiesa. L’atto più grande del suo pontificato, fu la sentenza che pronunziò e che determinò l’assunzione al trono di Pipino il breve, dando così legittimità religiosa alla stirpe dei Carolingi.

Enrico Aristippo

Enrico Aristippo, arcidiacono di Catania ma “Grecus interpres natione Severinatus” (Giovanni di Salysbury-Metalogicus, III, 5), nacque nei primi anni del secolo XII a Santa Severina. Egli illuminò veramente il suo periodo, pur trovandosi sotto la dominazione normanna, con vigoroso impulso teso alla diffusione e valorizzazione del mondo greco classico. Egli è passato alla storia per la sua vasta ed intelligente opera di traduttore dei capolavori della cultura greca da Platone ad Aristotele a Tolomeo.

Diodato Borrelli

Accanto a papa Zaccaria, Santa Severina ricorda altri uomini che si sono distinti per la loro vita e la loro opera; come Diodato Borrelli, medico e scienziato, umanista e filosofo.

Nato il 23 Giugno 1937, Borrelli compì i primi studi nella vicina Cutro prima di trasferirsi a Catanzaro, dove frequentò, a partire dal 1852, i corsi liceali.. Trasferitosi a Napoli per intraprendere gli studi universitari, si unì ad altri giovani impugnando le armi per la costruzione dello stato unitario. Riprese gli studi dopo la proclamazione del Regno d’Italia e li completò nel 1862 con la laurea in medicina.

Appena laureato, Diodato Borrelli si distinse immediatamente per la sua vivida intelligenza e per la passione con la quale seguiva gli avvenimenti scientifici del suo tempo. Vinse il concorso di assistente prima e di coadiutore poi, all’Ospedale “Gesù e Maria” di Napoli e qualche anno più tardi, nel 1866, dopo aver conseguito la libera docenza in patologia speciale e clinica medica, iniziò l’attività d’insegnamento. In breve, il suo corso di studi divenne fra i più affollati per la frequenza di studenti oltre che di medici già affermati, attirati gli uni e gli altri dal fascino delle sue idee e dei suoi principi, nonchè dal rigore scientifico del suo metodo critico.

Nel volgere di pochissimi anni, le idee del Borrelli furono accolte con grande entusiasmo anche all’estero, soprattutto in Germania, Francia ed Inghilterra e persino nelle lontane terre d’America. Nel 1874, Diodato Borrelli fu a Torino quale docente nell’università di Clinica e Patologia Medica, sei anni dopo fu vincitore a parità di punteggio col Cardarelli, della prima cattedra di clinica medica di Napoli. A Napoli fu assalito dalla febbre palustre, contratta l’anno prima nelle paludi pontine, dove si era recato per approfondire gli studi sulla malaria. Ogni tentativo di strapparlo alla morte fu vano. Morì il 9 ottobre 1881.

Nicolò D’Alfonso

Con le sue opere, Nicolò D’Alfonso destò l’ammirazione della sapienza europea, il suo pensiero filosofico fu esaltato dalla Regia Accademia dei Lincei. Fu medico di corte delle Regine Margherita ed Elena e del papa Benedetto XV.

Nicolò D’Alfonso era nato a Santa Severina il 7 Agosto 1853.

In soli tre mesi successivi alla licenza ginnasiale, fu preparato da Vincenzo Arcuri, letterato e poeta, per la licenza liceale, che superò con lode al Galluppi di Catanzaro. Bruciò tutte le tappe. Data l’eccezionale intelligenza e la grande preparazione, fu l’unico studente italiano a potersi iscrivere contemporaneamente alle facoltà di Medicina e Lettere e Filosofia. Laureatosi brillantemente in entrambe le discipline, fu medico condotto a Santa Severina. Dopo soli quattro anni, abbandonò lo scoglio siberinese. Fu prima a Caltanissetta, poi a Messina ed infine a Roma dove fu chiamato telegraficamente dal Ministro Baccelli per insegnare filosofia nei licei della Capitale. Più tardi, in seguito al concorso in cui risultò il primo, ebbe la cattedra di pedagogia al Magistero e contemporaneamente ottenne la libera docenza al “Supremo Ateneo”.