“Il paese degli aranci”

Santa Severina era un tempo denominata “Il paese degli aranci”. Numerosissimi erano infatti gli agrumeti che la circondavano, e nel mese della fioritura, come ricordano alcuni anziani, il profumo delicatisimo dei fiori giungeva fino al centro abitato.

Le arance, per i Santaseverinesi rappresentavano una fonte economica primaria. Per la loro alta qualità erano rinomate in tutto il crotonese. Erano inoltre cosiderate una ricercata merce di scambio, infatti dai centri silani, specialmente da San Giovanni in Fiore, muovevano carri colmi di patate che venivano barattate con arance.

Che questo frutto per il nostro paese rappresentasse una fonte economica notevole, è testimoniato anche dalla serie di indotti che intorno ad esso si venivano a creare. Grossisti - di alcuni se ne riecheggiano ancora i nomi quali tal Morabito o tal Scaramandrei - prendevano in usufrutto per più di tre anni gli aranceti, pagando bene ed in anticipo il tutto e mettendo guardiani a salvaguardali. Possedere un aranceto -“Jardinu” in dialetto locale- significava quindi avere una fonte di sicura rendita. Il periodo di raccolta delle arance, a Santa Severina, si protraeva per più di otto mesi, iniziava con le arance precoci, a Novembre, e terminava a Giugno inoltrato. Alcune qualità, infatti cominciavano a maturare nel mese di Aprile, proprio quando la stagione delle arance in genere è già chiusa da un pezzo. Perciò questi frutti a Santa Severina erano e sono tuttora presenti, per buona parte dell’anno.

Va da sè che le arance facevano parte integrante nella dieta dei Santaseverinesi, venivano portate in tavola non solo come frutta ma anche come vera pietanza. Ecco alcune ricette che testimoniano come, di questo succoso frutto, non venisse buttato via niente, neanche la buccia.

Insalata d’arance

Per questa pietanza venivano utilizzate le arance sanguinelle o di altro tipo purchè non dolci. Venivano sbucciate e tagliate a rondelle, sistemate poi su un piatto piano e condite con olio, sale e pepe rosso macinato (in santaseverinese chiamato spagnualu). Questa insalata veniva mangiata con la classica “scarpetta” di pane.

Farinella d’arance

Per questo preparato, venivano utilizzate le bucce d’arance tagliate intere. Le bucce venivano lavate e messe ad essiccare, accanto al camino, per diversi giorni. Quando poi erano completamente disidratate, venivano macinate e ridotte in polvere. Questa polvere era poi utilizzata come essenza aromatica nei dolci natalizi o nel sanguinaccio.

Canditi

Con le bucce d’arance tagliate a listelle non troppo sottili, si preparavano anche i canditi che venivano utilizzati nei dolci o mangiati come ghiottoneria dai bambini. Il procedimento era molto semplice: si metteva in un pentolino acqua, zucchero e le bucce d’arance, si lasciava bollire il tutto quasi per un’ora e quando l’acqua si era evaporata e lo zucchero depositato sulle bucce, si toglieva il pentolino dal fuoco e si lasciavano raffreddare i canditi così ottenuti.

Altri piatti tipici di Santa Severina che utilizzano ingredienti poveri, tipici della campagna del marchesato sono:

Screnchi ‘I vecchja cu ra ricotta

Privare delle spine i cardi selvatici e sbollentarli in acqua salata. Saltarli in padella con aglio ed olio. Aggiungere infine la ricotta e una manciata di pepe nero.

Ricchj ‘I ciucciu

Stendere una sfoglia sottile di pasta fatta in casa (quella delle tagliatelle) e cospargerla di zucchero e limone grattuggiato. Quindi arrotolarla e tagliarla a fettine. Friggerla poi in abbondante olio d’oliva.